INDAGINE: Sul digitale opportuno un ripensamento degli usi.
La nostra scuola è riuscita a mantenere spazi di equilibrio tra azione umana, tecnologia e modelli di mercato.
Centrale l’attenzione verso la persona.

Digitale a scuola: meglio fare retromarcia. A dirlo è l’Università Bocconi, il tempio del liberismo che si ferma a riflettere – sottolinea Pino Turi, dopo la presentazione dei dati della ricerca condotta dall’università milanese in collaborazione con l’università di Padova insieme all’associazione ImparaDigitale.

Pensare che la tecnologia sostituisca il pensiero e lo studio è velleitario, e sbagliato – aggiunge Turi.
Si continua ad inneggiare alla digitalizzazione, al mercato, al modernismo ad ogni costo e si dimentica che lo sviluppo dei bambini è legato ad un bisogno umano di legami affettivi, confronti personali profondi anche con gli adulti, non sostituibili con decisioni che li possono privare di questi legami essenziali.

Ciò è tanto più importante per la scuola che – continua Turi – è stata preservata dalle trasformazioni più radicali sull’onda del mantra digitale e dell’omologazione al pensiero unico neo liberista.

La scuola italiana con i suoi anticorpi, rappresentati dal personale e dal modello di scuola comunità,  è riuscita a mantenere spazi di equilibrio tra azione umana e tecnologia, e di attenzione verso la persona. E’ oggi un esempio da seguire anche per i paesi a tradizione anglosassone che hanno maggiormente spinto sulla diffusione del digitale.

L’obiettivo della scuola è formare persone, mettere le basi di quel pensiero critico che consente ai cittadini di utilizzare ogni forma di nuova tecnologia in modo consapevole. Forse è arrivato il momento di un’accurata riflessione, a cui non può sottrarsi una politica autoreferenziale come quella attuale.