Turi: un errore pensare di dirottare risorse sottraendole al bilancio della scuola statale

La convergenza, pressoché trasversale, delle forze politiche orientate all’aiuto alle scuole paritarie, ci appare un elemento condivisibile – commenta il segretario generale della Uil Scuola, Pino Turi.
Il dibattito su come aiutarle richiede cautele: che ci sia la cassa integrazione in deroga e che ci sia un supporto alle famiglie che hanno pagato le rette senza usufruire del servizio, ci sembrano richieste giuste e coerenti.

Questa pandemia ha stremato tutti e che ci sia bisogno dell’aiuto dello stato, ci sta tutto come principio.
Si aiutano attività di ogni genere e la scuola, comunque intesa, è settore che merita ogni aiuto possibile.

Diverso è però se qualcuno vuole approfittare della congiuntura negativa dovuta al Covid 19 per stravolgere il sistema e aprire la porta al finanziamento pubblico delle scuole private/paritarie – sottolinea Turi.

In ogni occasione di incontro gli stakeholders tendono ad attuare un’azione di lobby per orientare le forze politiche verso un percorso di aiuti indirizzato a queste scuole. Finanziamento non giustificato dalla funzione che svolgono, che è complementare e ‘senza oneri per lo Stato’.

Lo Stato per l’istruzione è il gestore – chiarisce Turi –  non il regolatore, come ad esempio una concessione autostradale.  La garanzia deve essere in capo allo Stato in maniera diretta e non mediata.
Per cui il famigerato modello lombardo utilizzato per la sanità, è escluso per l’istruzione.

La costituzione obbliga lo Stato a costituire sue scuole in ogni ordine e grado per garantire il diritto universale dell’istruzione di uno stato laico.
Il diritto costituzionale di istituire scuole private fa capo alla funzione loro affidata per assicurare un’istruzione di tendenza, sia essa confessionale che laica.

Due aspetti che non vanno confusi – conclude Turi – Sentiamo sempre più spesso parlare di libertà educativa in relazione ai costi. Un errore di analisi. Lo Stato non deve risparmiare ma investire nella sua scuola. La percentuale di Pil che destiniamo all’istruzione è nettamente inferiore alla media dei paesi dell’area EU. Immaginare di de-finanziare le scuole statali a favore delle private non è neanche ipotizzabile.