Difendere il settore pubblico. Scegliere la via del dialogo.

IL PUNTO SINDACALE NEL CONFRONTO CON LE POLITICHE DEL GOVERNO: IL NODO DEI COMITATI DI ESPERTI.
Pino Turi traccia la linea della Uil Scuola nel corso dell’incontro con i Segretari generali di Cgil, Cisl e Uil con le Federazioni Pubbliche.

E’ proprio vero le crisi portano evoluzioni, è la storia che ce lo insegna; sono la fine di un periodo e l’inizio di un altro. Bisogna però vedere se si inseriscono in una strada evolutiva o involutiva. Per evitare che si segua quella involutiva e regressiva, bisogna riscoprire il senso di comunità che deve ritrovarsi nel segno dei valori e principi che enucleano i consequenziali diritti, come quelli della salute e dell’istruzione che si caratterizzano per essere universali e che la nostra costituzione, gelosamente e generosamente, ci ricorda e vincola da ogni deriva regressiva.

Senza pubblico si muore. Bisogna parlare dei diritti universali delle persone: sanità e scuola. L’esperienza di questi mesi dovrebbe indicare chiaramente che una operazione di politica più generale, in questo senso  andrebbe fatta.

Mi sono trovato in questi ultimi tempi ad osservare l’evoluzione di una politica debole che invece di aprirsi al dibattito e verificare il proprio consenso si sta ritirando in una riserva autoreferenziale che tende a spostare poteri all’Esecutivo, relegando ad un ruolo sempre più marginale il potere legislativo che invece dovrebbe essere il dominus di qualunque decisione che Il Governo attua.

Indurre i cittadini in una condizione di sudditanza per l’effetto della paura di perdere il bene supremo della vita, è diventato l’esperimento di rafforzamento di questo meccanismo che vede nel Governo e delle sue azioni la soluzione per i problemi, compensati dalla presenza di comitati che dovrebbero indicare la strada giusta a politici poco competenti e rissosi. 

Grazie al fatto che siamo ancora in democrazia, l’espressione di pensiero e di critica non sono inibite.
Il ricorso sequenziale a comitati di esperti rappresenta un punto di debolezza del governo che si è inventato uno strumento per compensare il vuoto  di consenso che serpeggia per la mancanza di risposte concrete.

Che il ricorso ai tecnici, ai competenti, sia un modo per compensare il senso di colpa dell’incompetenza al potere?  E’ un fiorire di comitati di task force di cui poco si sa se non che li abbia scelti il decisore politico stesso che si vuole avvalere di proposte e progetti su cui poi dovrà decidere.

Anche il nostro ministro si è dotato di un comitato monstre di oltre 100 competenti che lavorano a progetti che devono, ovviamente, rispondere al committente, a chi li ha nominati insomma.
Con un vantaggio: avere indotto nella pubblica opinione un supplemento di consenso dei competenti che andrebbero a tranquillizzare i cittadini e a coinvolgerli in una procedura formale, facendoli diventare propri sostenitori.  Gruppi e gruppetti che mondo scolastico si sono moltiplicati per rappresentare alcuni e altri, spesso gli uni contro gli altri. E’ un modo che vorrebbe “conciliare” la politica con la società. Un gap che continua ad allargarsi e che tali pratiche rappresentano sono  un palliativo di una malattia che ha bisogno di ben altre cure.

Noi rivendichiamo e poniamo al dibattito le incongruenze che rileviamo, giorno per giorno, in questo modo di fare che non vuole dialogare con nessuno. Noi avanziamo le nostre proposte che sono per il bene comune e non per soddisfare le voglie corporative di questo o quel gruppo.
Rispondiamo tema per tema ad un ministro che sceglie i suoi interlocutori e marginalizza i corpi intermedi e le sedi di partecipazione e democrazia esistenti.

Chi ha maggiore esperienza politica e sindacale conosce l’importanza del dialogo, della mediazione, delle soluzioni che si raggiungono attraverso proposte condivise. Il ministro, in un momento così delicato e difficile, se seguisse questa regola della politica per il bene comune, si dovrebbe confrontare con i sindacati, soggetti certificati nella rappresentanza da una legge dello Stato, non autoreferenziali, legittimati alla tutela degli interessi dei lavoratori dalla Costituzione.

Non bastasse, si sta mortificando pure il ruolo del CSPI, che rappresenta un organismo per metà eletto dai lavoratori e per metà designato dall’amministrazione e serve per dare pareri; certo un simulacro rispetto al CNPI che garantiva la libertà di insegnamento. Una bella prerogativa, che – secondo indiscrezioni di stampa – a parere di qualche componente della task force ministeriale vorrebbe annichilire, se non proprio annullare.

Ci va bene tutto. Ma approfittare anche dell’emergenza sanitaria non ci sembra una buona idea, la democrazia e la voglia di libertà sono come un fiume in piena e nessuna alchimia politica potrà fermare.
Noi ne rappresentiamo l’esempio e non ci fermiamo..