L’EDITORIALE | CCNL istruzione e ricerca: il valore della sottoscrizione. Di Giuseppe D’Aprile

La materia della contrattazione collettiva ha subito, nel corso degli ultimi anni, fasi delicate nelle quali gli equilibri tra la fonte normativa e quella pattizia hanno subito riforme e ribaltamenti, spesso oggetto anche di interventi della stessa Corte Costituzionale, quale la sentenza n. 178/2015 ove è stata dichiarata l’illegittimità del “congelamento” dell’attività negoziale protratto nel tempo.

E’ con la legge Madia di riforma della P.A. (legge delega n. 124/2015) che viene riaperta una nuova stagione di riequilibrio tra le fonti che disciplinano il rapporto di lavoro. In tale ottica si è giunti, nel luglio del 2017, all’invio da parte del Governo dell’atto di indirizzo all’Aran per la riapertura dei tavoli contrattuali, individuando le linee generali e gli obiettivi prioritari cui doveva conformarsi il nuovo CCNL.

La questione dello “spazio negoziale” continua a essere fonte di ambiguità e conflitti nonostante la riforma Madia abbia introdotto l’articolo 2, co.2 nel decreto legislativo 165/01 che recita:

“Eventuali disposizioni di legge, regolamento o statuto, che introducano o che abbiano introdotto, discipline dei rapporti di lavoro la cui applicabilità sia limitata ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni, o a categorie di essi, possono essere derogate nelle materie affidate alla contrattazione collettiva, ai sensi dell’art. 40, co.1, e nel rispetto dei principi stabiliti dal presente decreto, da successivi contratti o accordi collettivi nazionali, e per la parte derogata, non sono ulteriormente applicabili”.

Il confine tra le prerogative pattizie e i vincoli di legge è certamente sottile, ma è proprio la contrattazione collettiva che avrebbe potuto trovare la giusta alchimia tra norma e contratto.

Era necessario solcare il confine, osare oltre l’ostacolo del perimetro normativo, raccogliere proposte, soluzioni, idee e prospettive diverse per la valorizzazione di tutto il comparto istruzione e ricerca e di tutti i docenti che, prima di giungere alla stabilizzazione del proprio lavoro, hanno già sopportato la sottoscrizione di contratti a termine su sedi sempre diverse, assegnate da un algoritmo “inumano”.

Con l‘attuale ipotesi di rinnovo del CCNL – è una nostra convinzione – la contrattazione e la concertazione vengono sostituite dal concetto “dell’adesione” ad atti normativi già preesistenti, aprendo un solco inarrestabile tra il valore pattizio dell’opera sindacale e la supremazia della legge.

Un salto nel buio per il pubblico impiego ove il concetto di “privatizzazione del rapporto di pubblico impiego” quale espressione di decentramento amministrativo e normativo, perde voce, lasciando spazio a un prepotente ritorno del “potere” Statale.

Una scelta – la nostra – nel rispetto delle posizioni altrui, che deriva dalla convinzione che questo CCNL non migliora la vita e la qualità del lavoro ma appiattisce i propri ideali alla ragione della legge o meglio alla supremazia della Legge.

Un’azione sindacale alla quale la UIL Scuola Rua si ispira per dare valore alla propria firma se questa significa migliorare la qualità del lavoro e il benessere di tutti i lavoratori.

Giuseppe D’Aprile
Segretario Generale
Federazione Uil Scuola Rua

 

fonte: uilscuola.it