Dopo due governi e tre ministri, qual è la strategia per la scuola?

 

Una convocazione alle 8 di mattina, 15 funzionari seduti dal lato dell’amministrazione, 7 minuti per gli interventi dei sindacati scuola: questa la fotografia plastica dell’incontro con il neo ministro Azzolina.
Numeri, emergenze, fatti politici: tutto da raccontare in sintesi, dopo 2 governi, 3 ministri.
A guardare gli ultimi anni, il fatto di maggior rilievo politico sono state le dimissioni del ministro che hanno determinato l’avvicendamento.

Dimissioni in dissenso con la politica di governo che ha negato fondi per la scuola, per una strategia di  futuro del paese: cambiare il modello di sviluppo. Una sfida che passa necessariamente dalla scuola.

Ora al neo ministro chiediamo di mantenere alto il livello del dibattito politico sulla scuola e sul bisogno di finanziamenti che le restituiscano ruolo e dignità.
Saprà chiedere lei le risorse che sono state negate al suo predecessore?

E’ una domanda difficile a cui deve rispondere l’intera maggioranza di Governo, in termini di strategie politiche, seppure in un contesto non facile. L’alternativa? Tornare alle politiche di contenimento della spesa, pensando che la scuola sia spesa, piuttosto che investimento.
Riconosciamo al ministro di aver avuto poco tempo per metabolizzare la sequela di avvenimenti che l’ha sommersa ma la gestione dell’incontro è solo un primo timidissimo passo per definire l’orizzonte strategico in cui inserire una visione di rilancio della scuola. Non vorremmo si ripiegasse su una più modesta gestione delle emergenze, che vanno comunque affrontate e risolte.

Il clima non è dei migliori: in molte scuole si contano da settembre ad oggi centinaia di circolari, sintomo evidente di una pericolosa deriva burocratica. Non si parlano, si scrivono.

Un malessere figlio di modelli amministrativi e di mercato che guardano alla scuola come servizio, perdendo di vista, invece, la funzione essenziale dello Stato. La narrazione della 107 resiste ancora.

La battaglia contro la burocrazia nella scuola deve essere il presupposto per ogni altra iniziativa politica, per liberare le innumerevoli risorse presenti nel sistema.

Il precariato, le abilitazioni per chi è rimasto fuori dal decreto, la mobilità territoriale e professionale, i facenti funzione dei Dsga, il rinnovo del contratto: sono le priorità che indichiamo per l’agenda politica ministeriale. Servono per dare stabilità al sistema, dal particolare all’impianto generale.

La politica, come il sindacato, è confronto, negoziato, scelte, sintesi. Non c’è mai uno solo che spiega. Noi non abbiamo la pretesa di spiegare ma neanche quella di prendere lezioni da nessuno.
Le alleanze, di qualunque genere, si fanno tra pari e non in maniera gerarchizzata.

Questo sistema per cui al sovranismo politico debba corrispondere la sudditanza dei lavoratori, non fa parte dello stile, della tradizione e della nostra cultura sindacale.

Siamo pronti a svolgere il nostro ruolo con idee e strategie su cui sfidare la politica, aprire un dibattito nella società e trovare il necessario consenso.

Noi non cerchiamo tavoli, ma risposte per riconoscere i diritti dei lavoratori, con una visione strategica, di  una scuola libera laica e costituzionale garante di democrazia e partecipazione.
Se ci saranno ostacoli, questi stessi valori andremo a rivendicarli nel paese, nelle scuole, tra la gente.

Pino Turi su Italia Oggi del 28 gennaio 2020